
PhD @History student @unibirmingham #ItalianFascism and #Mussolini. Blogger. Journalist. Freelance. Media maniac. #Politics & #Sports addicted. @anordestdiche. You find me also here: http://sirmarcotiozzo.wordpress.com/ http://www.anordestdiche.com/cat/luoghi-e-incroci/rubriche-dal-mondo/inghilterra-fattore-c/
martedì 26 marzo 2013
Make the way for youth! (Largo ai giovani!). Un mito senza tempo.

sabato 23 marzo 2013
Top ten dei miei politici preferiti.

mercoledì 13 marzo 2013
Porte e Croci
Oggi leggendo qua e la, mi sono scontrato con una bella citazione di Aldous Huxley che conoscevo per la sua opera "Brave New World" e per i miei interessi rivolti allo studio dei totalitarismi. La citazione e' tratta da "The doors of Perception and Heaven and Hell", tradotto in italiano con "Le porte della percezione":
"Noi viviamo insieme, agiamo e reagiamo gli uni agli altri; ma sempre, in tutte le circostanze, siamo soli. I martiri quando entrano nell' arena si tengono per mano; ma vengono crocifissi soli".
Anche Sherwood Anderson lo diceva, "ogni essere umano al mondo è come Gesù Cristo, e per questo motivo sarà crocefisso".
Per questo a volte penso che la comunità (community) a volte sia solo un modo per sentirsi meno soli. Ma sono altrettanto convinto che le più grandi battaglie le combattiamo da soli. Specie contro noi stessi e i nostri pregiudizi e difetti. Continuando con il lessico religioso, si dice che "ogni uomo ha (o porta) la sua croce". Ma il peso non sarà così immane se la coscienza e' sgombra da qualsiasi forma di pentimento (o ripensamento).
Poi leggi e rileggi e scopri che i "The Doors" scelsero il loro nome ispirandosi proprio all'opera di Huxley (Le porte della percezione). Anche oggi abbiamo imparato qualcosa.
- Marco Fasiolo
martedì 12 marzo 2013
D'Alema presidente? "Salga a bordo cazzo!"
Pare che uno dei prossimi candidati alla Presidenza della Repubblica sara' il baffo. Nella nave Italia incagliata, dove i partiti sono semi affondati, uno Schettino ci vorrebbe proprio. "D'Alema salga a bordo (o in barca a vela) cazzo!".
A quanto pare la lezione di 3 settimane fa sembra che non sia bastata. Andiamo avanti.

Con la Germania? Meglio di testa nostra. Lo spread? Ci si pulisca...



lunedì 11 marzo 2013
Perche' amo il Sud America
Un famosa canzone di Celia Cruz recita "porque la pena se va cantando". E si la il dolore si tramuta in canzone, in espressione e in sentimento esplicito. Per questo amo il "latinoamerica" o se vuoi il "Sud America". Per come somatizzano il dolore, la nostalgia. La trasformano in arte. Non si piange sulla "saudade" ma si balla e si canta. E c'e' sempre un Dio che ricuce gli strappi. Le lacerazioni e le ferite della vita. Sono occhi tristi che sorridono. Lacrime di felicita'. E poi l'amore infinito per la donna, la ricerca di una "puttana triste". Un'ultima "puttana triste". Prima che ci colga l'aurora di un nuovo mondo. Prima che finiscano gli "anni della solitudine".
A fare da contorno a questo mondo, di disperato bisogno di amare e gioire per non soffrire, il calcio o meglio il "futebol", fatto di artisti di strada, di eroi solitari. Poveri, che al gioco di squadra preferiscono dribbling, gol, sombreri o biciclete. Solo chi possiede la "Garra Charrua" che solo i temerari calciatori "celesti" detengono, puo' capire quanto vale un gol in americalatina. Il Latinoamerica fu terra di deportazione, conversione (forzata), immeticciamento e intra-commistione culturale. Ed e' facile comprendere come il senso del dolore e della nostalgia sia stato confuso con la gioia. In America Latina, contrastare il dolore, come scrisse Eduardo Galeano, non e' altro che "RICORDARE: Dal latino re-cordis, ripassare dalle parti del cuore". E aggiungo spegnere la tristezza attraverso l'arte di vivere.
"quando uno ama, ama la lucez y las ombra" (Eduardo Galeano)
giovedì 7 marzo 2013
I sogni della nuova generazione italiana. "Io non ho paura".
Il risultato del voto in Italia cosa ci mostra? Un'italia smarrita. Ma allo stesso tempo ci lascia l'impressione che ci sia sotto sotto una nuova generazione di giovani italiani che ha voglia di cambiare. E' una generazione stufa della solita minestra. Parlo soprattutto della "generazione30". Quei trent'enni che hanno visto di colpo sparire ogni possibilita' di raggiungere le mete sognate e che progressivamente sta smarrendo il senso e la volonta' di sognare. Di credere che domani si puo' fare. Che il "domani" si puo' fare". Son cresciuto in una famiglia dove la paura si accoglieva come uno stimolo, come una voglia di superare se stessi e di mettersi alla prova. Mio padre mi ha sempre detto "i problemi si affrontano quando ci sono veramente". Ma quando arrivano si devono superare. Sono cresciuto con questo slogan, "Io non ho paura". Credo che la mia generazione (i trent'enni) sia tra le piu' preparate che l'Italia repubblicana abbia mai conosicuto. Laureati, bene educati, dal figlio del contadino (come sono io) a quello del gioielliere. Cosa dobbiamo fare allora? Semplicemente dire a noi stessi: "Io non ho paura". Scendere in prima linea. E fare. E fare tanto e meglio. Il coraggio e la preparazione so che non ci manca. Un po' come nel film di Salvatores, dobbiamo solo prendere la bicicletta e cominciare a pedalare forte nel bel mezzo della notte, piu' che possiamo. L'alba arrivera'.
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